Il Mugello, le turbine eoliche, la guerra.

Il progetto incombente di un grande impianto eolico sul crinale del Giogo di Villore ha fatto cominciare sul serio nel Mugello un dibattito sulla questione energetica e sulla crisi climatica.

Ed è un bene che questi temi si affrontino considerando tutta la crisi ambientale di cui il riscaldamento planetario è un aspetto, per poi di nuovo rivolgerci a ciò che abbiamo vicino.

Dentro la crisi ambientale si pone infatti anche la questione del futuro della montagna, quindi delle dorsali appenniniche che sono un fascio di corridoi ecologici, da nord a sud, con una distesa di suolo organico, pascoli residui, zone aperte importanti per i rapaci e altre specie e una massa di boschi maturi che assorbono CO2 e che compensano in parte le emissioni e la cementificazione delle piane, e sono fonte di ricreazione spirituale e di benessere direttamente proporzionale al loro grado di naturalità. Inoltre la montagna è il luogo di accumulo e deflusso dell’acqua dolce.

Ora per l’industria dell’eolico questa riserva di naturalità diventa una potenziale sede di infrastrutture.

Ogni progetto eolico è corredato da studi nei quali si sostiene che gli impatti di ogni tipo rispetteranno i limiti previsti dalle norme. In realtà, come si nota nel caso Giogo, di fronte alle obiezioni critiche viene messa in campo la sola e vera motivazione strategica: costruire impianti di rinnovabili è l’unico modo per salvare il pianeta dalla crisi climatica. L’obiettivo di decarbonizzare passa avanti a tutte le considerazioni sugli impatti locali. L’argomento fa presa in quanto soluzione puramente tecnica, perfino elementare, e che alimenta l’ottimismo per la continuazione della crescita senza più ricadute negative per l’ambiente. Ma l’uso delle energie rinnovabili fa parte di una strategia corretta di sostenibilità solo se gli impianti stessi sono, uno per uno, sostenibili. La fiducia assoluta nelle energie rinnovabili come soluzione suprema e unica dei problemi ambientali rischia invece di essere una nuova forma di tecnofilia, che aggiunge ulteriori fattori di impatto negativo e di sofferenza, scambiati per soluzioni.

Lo studio del problema ambientale ed energetico fatto a partire dal caso Giogo mi spinge a sintetizzare qui alcune considerazioni.

Ma prima è necessario un cenno alle conseguenze proprio anche per il futuro dell’Appennino di quanto sta succedendo negli ultimi giorni, non solo con la guerra in Ucraina, ma anche con la crisi del prezzo del gas che l’ha preceduta e preparata. L’Unione Europea rinuncia alla sua visione del “tutto rinnovabili” (che peraltro metteva un po’ tra parentesi l’esistenza delle centrali nucleari in Europa e soprattutto in Francia) e introduce invece il principio che possano essere inserite nei piani dei prossimi decenni anche le centrali a gas e riaccolta ufficialmente l’energia nucleare, ridenominando entrambe eufemisticamente “energie di transizione”. Infatti, in conseguenza della crisi dei prezzi e della guerra, gli Stati e le varie aree geopolitiche compresa l’Unione Europea tornano a mettere ormai al primo posto l’autonomia strategica e ciò per motivi sia economici che militari. Risulta sempre più evidente, e non c’è però da rallegrarsene, che ciò verso cui si va non è un processo di sostituzione delle fonti rinnovabili alle fonti fossili e nucleari, piuttosto assisteremo sempre di più a una rincorsa dei vari attori in campo all’addizionamento di tutte le fonti disponibili, legna carbone gas petrolio nucleare rinnovabili, senza prevedere alcun limite alla crescita del fabbisogno di energia e in particolare di energia elettrica, anche perché si cerca di rilanciare il settore auto con i modelli elettrici di trasporto individuale che nulla hanno a che fare con la sostenibilità complessiva del sistema di trasporti, ma come tanti altri oggetti e servizi vengono venduti con il prefisso eco.

La nuova corsa agli armamenti poi fa carta straccia di tanti buoni propositi perché la produzione di armamenti e l’esistenza stessa degli eserciti, anche mentre non combattono, costituisce una delle maggiori fonti di consumo di materiali e di energia ed è grave causa di inquinamento.

Gli industriali del settore sfruttano naturalmente l’occasione di crisi dei prezzi energetici e di guerra per chiedere ulteriori semplificazioni e accelerazioni delle procedure di approvazione degli impianti. Pagine intere sui giornali di questi giorni lasciano senza contraddittorio la parola a questi personaggi che rappresentano interessi industriali e finanziari energetici tra i quali non è possibile distinguere i “buoni” costruttori di rinnovabili dai “cattivi” rappresentanti del fossile, perché sono spesso le stesse persone, basta pensare che la stessa ENI con la sua fondazione fa parte ormai della Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile e come vedremo più avanti la produzione elettrica da gas (e l’estrazione quindi di gas) è al momento inscindibile dalla produzione elettrica da rinnovabili.

Una grande lucidità di tutti serve in questo momento affinché i crinali dell’Appennino non debbano diventare vittima, per sempre, delle tensioni del mercato energetico, dei grandi interessi in campo e delle affrettate decisioni imposte in un clima di emergenza.

1.  COMPLESSITA’

E’ necessario tener presente non solo un aspetto, quello più citato (il riscaldamento globale) ma tutti gli aspetti (interagenti) della crisi ecologica creata dalla specie umana: riscaldamento globale, acidificazione degli oceani, riduzione della fascia di ozono, immissione di azoto e fosforo nell’agricoltura, uso eccessivo delle risorse idriche, cambiamenti nell’uso dei suoli (tra cui la deforestazione) diffusione atmosferica di inquinanti fisici e chimici. Non ha senso intervenire su un aspetto se l’intervento avviene al prezzo di un peggioramento di altri aspetti della crisi, e si deve tenere conto delle interazioni.

2.  IMPATTO CLIMATICO DEL SETTORE ENERGETICO

Il contributo diretto del settore energetico (elettricità e calore) alla produzione di gas climalteranti è di circa il 25% quindi è alto, ma è simile a quello dei settori industriale e agricolo, quest’ultimo comprendente le emissioni di metano degli allevamenti e le emissioni causate dalla attività forestale. Domina spesso invece una narrazione semplificante che riduce il problema ecologico al solo fattore del riscaldamento climatico, e che riduce il problema dei gas climalteranti alle sole emissioni del settore energetico.

3. OBIETTIVI EUROPEI

L’Unione Europea si è (o si era?) data l’obiettivo della neutralità climatica per il 2050 e per raggiungere questo obiettivo è previsto anche un contenimento delle trasformazioni del suolo, e in particolare l’estensione fino al 30 % delle aree protette, cioè la difesa della naturalità residua. Il progetto Giogo cade appunto in una area di tale pregio naturalistico da essere vocata alla istituzione di nuove zone protette (la “Zona di Reperimento A05”), ovviamente questa vocazione verrebbe annullata dalla inserzione di un impianto industriale.

4. LIMITI TECNOLOGICI DELLE FONTI DI ENERGIA RINNOVABILE

La produzione ha carattere intermittente e aleatorio e non esistono soluzioni soddisfacenti al problema dello stoccaggio dell’energia; l’intermittenza al momento viene compensate mantenendo collegata alla rete una riserva di potenza costituita da impianti ad accensione rapida, di solito alimentati da gas naturale.

La quantità di materiali e di spazio richiesta dalle centrali a energia rinnovabile è molto maggiore rispetto a quelle tradizionali, a parità di energia prodotta; si pone il problema dello smaltimento e del riciclo di tutti i pannelli e pale. Si pone soprattutto il problema dell’intensificazione dell’attività mineraria, con tutte le sue pesanti conseguenze, e si prospetta la creazione di nuove forme di dipendenza per le materie prime dai paesi che possiedono riserve di rame e terre rare.

5. GLI INCENTIVI E I PROFITTI DELL’EOLICO

I “certificati verdi” garantivano e garantiscono tuttora alle rinnovabili installate fino al 2011 attraverso meccanismi complicati in sostanza un tanto a kwh prodotto, i grandi impianti eolici costruiti dal 2012 in poi godono di incentivi sotto forma di garanzie di prezzo, nelle intenzioni decrescenti, a cui si accede attraverso aste competitive. Ma è probabile che i gestori degli impianti che entreranno in funzione nel prossimo periodo non abbiano nemmeno interesse a partecipare a questo tipo di incentivazione e preferiscano optare per il libero prezzo di mercato perché la crescita drammatica del prezzo del gas permette di vendere sulla borsa elettrica telematica l’energia da loro prodotta a un prezzo appena leggermente inferiore a quello del gas naturale stesso. E’ una falsa notizia quella che la costruzione di impianti di energia rinnovabile faccia diminuire ilo prezzo della componente energia, almeno nel breve periodo non diminuiscono i prezzi bensì crescono i profitti delle rinnovabili, anche se gli impianti di prossima costruzione dovranno scontare i maggiori costo dovuto all’aumento di prezzo delle materie prime. E’ inevitabile che sia così dato che la pianificazione degli impianti e la proprietà della corrente prodotta non sono in mano pubblica a causa dello schema liberista e privatizzatore delle risorse energetiche adottato dall’Unione Europea.

In conclusione le energie rinnovabili vanno installate nei modi e nelle dosi giuste. Questo si può fare solo se c’è consapevolezza dei loro inevitabili impatti e dei loro limiti tecnologici, se si riconoscono gli interessi economici che ci stanno dietro.  E’ richiesto studio e lotta per ottenere una buona e trasparente informazione, condizioni per non essere di nuovo manipolati sul tema della transizione energetica così come siamo stati manipolati e bendati nei decenni delle magnifiche e progressive sorti dell’energia fossile e nucleare.

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