Lettera Aperta al Segretario Confederale CISL Raffaele Bonanni

di Guido Carotti

Caro Segretario È con dispiacere e molta sofferenza che mi sono deciso a scrivere questa lettera per comunicare le mie dimissioni dalla CISL.

Dopo 44 anni, ho preso la mia prima tessera CISL nel 1966, non è stato certo facile ed indolore prendere questa decisione.

Mi sono iscritto al sindacato,

alla CISL, giovanissimo, appena entrato nel mondo del lavoro. Sono entrato con convinzione e determinato a dare il mio contributo da militante di base condividendo i valori e l’identità di quel sindacato. Battersi per l’estensione ed il consolidamento dei diritti civili e del lavoro, battersi per ridurre le disuguaglianze, avere come connotato identitario la difesa dei più deboli, lavorare nelle diverse categorie senza mai perdere di vista il progetto più ampio della confederazione sono state per me garanzie importanti.

Anche la mia formazione di base ed esperienza di vita fatta alla scuola di Barbiana da Don Milani mi ha sicuramente aiutato per quella scelta e per le battaglie sostenute nel corso di tutti questi anni.

Ho sostenuto le scelte della CISL anche in anni difficili come nel 1984 con l’accordo di San Valentino per niente preoccupato o intimidito per essere in quel momento minoranza.Lavoravo ed ero rappresentante sindacale in una grande realtà produttiva a stragrande maggioranza CGIL dove andare in assemblea e sostenere quell’accordo e quelle tesi se non ti spendevi anche a livello personale era molto facile essere fischiato e contestato duramente. Anche negli anni successivi ho continuato a sostenere tutti i confronti anche duri che abbiamo vissuto con gli altri due sindacati e soprattutto gli scontri con i datori di lavoro o le istituzioni. Quella forza e quella determinazione derivava dalla consapevolezza che la mia confederazione manteneva comunque un disegno di politica sindacale unitaria che mirava a far rispettare i diritti e a far aumentare il rapporto di forza dei lavoratori dipendenti e degli ultimi in una società sempre meno rispettosa delle regole. Non erano manovre per accrescere solamente il potere d’acquisto, tant’è che in alcuni momenti ho visto che proprio la CISL ha rischiato di perdere consensi in certe categorie perché era considerata non sufficientemente corporativa. L’azione di politica sindacale era inquadrata in esercizi continui di ricerca del confronto con i propri iscritti, con gli altri sindacati, con i partiti e con la cosiddetta società civile. La priorità era la ricerca di una sintesi, guidata da una salda volontà di unità sindacale che dopo un percorso ed un processo mai evitato, sui programmi e sui valori di fondo; diritti, equità, giustizia, pari dignità di tutti i cittadini, dava gli indirizzi del percorso da seguire.

Da anni, e soprattutto dopo il suo arrivo alla segreteria, vedo che la CISL ha cambiato le sue priorità. Per dirla in maniera sintetica si è orientata ed è divenuta sempre di più un erogatore di servizi. Offre un buon servizio come CAF, fa un servizio per i suoi iscritti facendo sempre più spesso accordi, anche aziendali, separati. Ed infine a livello politico appare chiaro che prevale l’ossessione di essere al tavolo delle trattative ad ogni costo, lasciando al governo e/o agli imprenditori dettare i temi e le condizioni. Si è arrivati a mio parere ad un livello ancora peggiore che di subalternità.

Il suo modello di sindacato non ha più limiti, accetta di negoziare su tutto. Uno degli ultimi eventi che mi hanno fatto prendere questa decisione e confermato la deriva intrapresa è stato aver dato l’assenso alla legge che istituisce l’arbitrato nelle controversie di lavoro. Legge peraltro non promulgata e rimandata al parlamento dal Presidente della Repubblica. Nella lettera di accompagnamento che il Presidente ha inviato ai parlamentari si leggono diversi ed interessanti considerazioni che per un sindacato dovrebbero essere parte del proprio dna, ad esempio “….la definizione di eventuali controversie può essere assunta non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, attraverso l´inserimento di apposita clausola compromissoria: la fase della costituzione del rapporto è infatti il momento nel quale massima è la condizione di debolezza della parte che offre la prestazione di lavoro…….”

A proposito di diritti, Sig. segretario, come si fa a sostenere che il suo sindacato è ancora a difesa dei più deboli avallando un provvedimento come quello specie in un contesto come l’attuale; aumentata disoccupazione, globalizzazione, aumento pauroso della forbice fra ricchi e poveri, leggi che permettono la monetizzazione della sicurezza sul lavoro, svilimento dei diritti e delle regole? Senza parlare delle leggi sull’immigrazione e degli attacchi continui alla Costituzione della nostra Repubblica.

Su questa strada non la seguo più. E spero che questo mio gesto, che a me è costato molto anche se capisco possa essere di rilevanza minima per la sua organizzazione, possa in qualche modo far cambiare strada a tanti.

La mia non è una astensione. Così come sono sempre andato a votare anche da oggi in avanti continuerò a impegnarmi per quei “diritti di fondo” ai quali credo e credevo potessero continuare ad essere anche della CISL.

Saluti Guido Carotti

Via Togliatti 7

50039 Vicchio (FI)

Vicchio 20 Aprile 2010

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